Giura il quarto governo Berlusconi e così si apre la XVI legislatura della Repubblica italiana; finalmente noti i ministri cui è affidato il compito, come enfatizzato in campagna elettorale, di risollevare le sorti del nostro malandato paese.
Prima di addentrarci nella selva di nomi, d’obbligo una riflessione numerica: Berlusconi aveva promesso un netto taglio di spesa sulla squadra di governo, garantendo che avrebbe scelto non più di 12 ministri e limitato i sottosegretari.
La legge n.244 del 2007, la “Bassanini”, ripresa ad approvata dall’uscente governo Prodi, stabilisce per legge il numero di Ministeri, appunto 12, ed un tetto per i componenti, sommando viceministri e sottosegretari, nel dettaglio 60 unità. Insomma, la promessa di Berlusconi era in realtà un obbligo di legge, e del resto i 60 posti disponibili sono stati tutti assegnati. Sebbene il numero di ministri sia diminuito rispetto al governo precedente di 4 unità, sono state riaccorpate alcune cariche, e la squadra entrante conta 9 ministri senza portafoglio, record per la nostra nazione battuto solo dall’ultimo governo di centrodestra.
Ridicola del resto anche la seconda promessa di Berlusconi a proposito della presenza femminile: le donne ai ministeri sono 2, contro le “almeno 4″ garantite dal magnate milanese, cifra ben sotto la media europea: l’ultimo governo Sarkozy ne conta 7, per Zapatero addirittura 9.
Attendevo con particolare interesse il nome del ministro alla sanità, ma evidentemente l’attenzione agli ospedali pubblici non è fra le priorità del governo entrante. Prevedibile la soppressione del ministro delle telecomunicazioni, il governo sembrava tuttavia fieramente attento alla famiglia, ma anche quel ministero non esiste più.
I nomi scelti per rappresentarci sono degni di un comico dall’umorismo vagamente inglese, freddo e cinico: quando sono stati resi noti ho cercato a lungo la telecamera nascosta, ma ormai ha preso piede in me la convinzione che sia tutto vero. Per la serie “errare è umano, perseverare diabolico” all’economia torna Tremonti, ovvero mr. “abbiamo un buco di 60 mila miliavdi”. Spero abbia seguito qualche corso di aggiornamento sull’avanzo primario, perchè altrimenti la pensione ce la pagheremo vendendo le arance ed i pomodori.
La famiglia Prestigiacomo, proprietaria della COEMI che dal polo petrolchimico di Siracusa appesta tutta la Sicilia e causa migliaia di malformazioni e morti per tumori legati ai polmoni e al mercurio, vanta il ministro dell’ambiente; suona un pò come Dahmer alla difesa o Provenzano alla giustizia. A proposito, il guardasigilli è il giovane siciliano Alfano, che sembra essere l’utile idiota del governo: non so se l’equazione politico siciliano = mafioso sia veritiera, ma le sue amicizie illustri, come Cuffaro e Dell’Utri, o il video in cui bacia un boss non aiutano a giudicarlo serenamente.
All’Istruzione Mariastella Gelmini, probabilmente l’unico politico del mondo sfiduciato per inoperosità dai suoi stessi alleati, circostanza che, visti i personaggi che l’hanno preceduta, mi infonde un cauto ottimismo. Fa sorridere Bondi alle attività Culturali: se la sua visione dell’arte è la stessa che emerge dalle poesie di Vanity Fair mi aspetto il Colosseo ritinteggiato in rosa.
Fra i ministri senza portafoglio vi sono alcune curiose novità: a cosa serve un ministro dei Rapporti con le Regioni? Immagino Fitto che invita a cena il Piemonte. Probabilmente più doloroso il rapporto con Sardegna e Calabria se il federalismo fiscale, come sembra, diverrà realtà. Uno dei suoi massimi sostenitori, Calderoli, si occuperà, ruolo nuovo di zecca, della Semplificazione Normativa: in sostanza, dato che notoriamente nessuno dei parlamentari conosce le leggi che vota, il buon Calderoli le riassumerà in poche righe, o addirittura facendo ricorso a disegni elementari. Pare scontato un massiccio uso dei graffiti della Valcamonica; in particolare i disegni rupestri con scene di caccia delineeranno la linea politica per gli extracomunitari.
Per i giovani invece Giorgia Meloni, una vita dedicata ad Azione Giovani: alla luce dei recenti fatti di cronaca a Verona, tremo al pensiero di quali politiche per i ragazzi un personaggio come lei voglia adottare.
Il botto finale è Mara Carfagna alle pari opportunità: questa miss, di cui si trovano svariate foto senza veli e dichiarazioni catto-naziste sulla sterilità degli omosessuali, rappresenta gran parte delle cause per cui la parità fra i sessi diventa non solo improbabile, ma persino improponibile. Lei, che afferma di credere nei valori della famiglia, come va di moda per adesso, oggetto sessuale sino al momento in cui la cellulite e l’età la obbligheranno ad occuparsi della casa. Ma tranquille donne, avrete tutte la Pari Oppurtunità di rifarvi il seno a prezzo scontato!